Un piccolo giardino di metallo: osservando da vicino una tsuba con crisantemi

Riflessioni personali sui fiori, sull’abilità artigianale e sul piacere di girare un oggetto per scoprirne ogni dettaglio.

La prima cosa che noto sono i fiori.

Prima ancora di soffermarmi sulla firma o di considerare come sia disposta la decorazione, il mio sguardo corre subito verso quei petali sovrapposti in strati così fitti. Alcuni fiori si aprono verso l’esterno attorno a un centro ben definito. Altri si ripiegano verso l’interno, con i petali intrecciati che formano piccole cupole quasi perfette.

Mi ritrovo a passare con lo sguardo dall’uno all’altro.

Un fiore chiaro accanto a uno dalle calde sfumature dorate. Una piccola corolla color rame nascosta vicino al bordo. Un fiore tondeggiante che sembra sollevarsi appena sopra quelli vicini.

Su questa piccola superficie accadono moltissime cose, eppure mi piace la naturalezza con cui lo sguardo riesce a trovare il proprio percorso.

Poi osservo l’altro lato, e il viaggio ricomincia.

I fiori si somigliano, ma non sono mai del tutto uguali

Tsuba giapponese con crisantemi: un piccolo giardino di metallo

Ciò che mi piace particolarmente di questa tsuba con crisantemi è la varietà racchiusa in un unico soggetto.

A prima vista vediamo una corona di fiori. Guardando meglio, però, una descrizione così semplice comincia a sembrarmi insufficiente.

Alcuni hanno petali lunghi e sottili, con spazi ben riconoscibili tra l’uno e l’altro. Altri sono formati da strati fittamente sovrapposti, in cui ogni petalo contribuisce a creare un profilo arrotondato. Anche i centri cambiano: alcuni emergono come piccoli cerchi dalla superficie lavorata, mentre altri sembrano scomparire tra le pieghe circostanti.

Mi piace seguire queste differenze.

I fiori più aperti offrono allo sguardo un punto in cui riposare. Quelli più fitti invitano a osservare con maggiore attenzione, seguendo il modo in cui i singoli petali si incastrano tra loro.

Mi ricorda quando osservo i fiori in un giardino. Ne riconosciamo subito la forma generale, ma più ci soffermiamo, più ogni corolla rivela la propria individualità.

Qui, tutta questa varietà è stata espressa nel metallo.

Ciò che lo sfondo scuro ci permette di vedere

È facile trascurare lo sfondo scuro, perché i fiori attirano così tanto l’attenzione.

Ma quando immagino la stessa composizione su uno sfondo più chiaro, mi rendo conto di quanto l’oscurità contribuisca al suo fascino.

Definisce i contorni dei petali. Rende visibili i piccoli spazi tra i fiori. Permette alle superfici chiare e ai toni caldi di distinguersi senza bisogno di grandi distanze tra loro.

Apprezzo soprattutto i punti in cui un fiore sembra quasi emergere dall’oscurità.

C’è un equilibrio tra le zone decorate e le piccole porzioni di fondo lasciate a vista. Questi spazi più tranquilli mi aiutano a comprendere meglio le forme circostanti.

Anche in una composizione così ricca, un po’ di spazio può fare la differenza.

Colori che guidano lo sguardo

Il mio sguardo non percorre questa tsuba in linea retta.

Si ferma su un fiore argentato, si sposta verso uno dorato e poi nota, più avanti lungo il bordo, una corolla dalle tonalità più calde e rosate.

I cambiamenti di colore aiutano a distinguere forme che altrimenti potrebbero fondersi tra loro.

Lo trovo particolarmente efficace dove due fiori dai petali fittamente sovrapposti sono vicini. Le loro forme si assomigliano, ma la differenza di tonalità conferisce a ciascuno una propria presenza.

Le fotografie possono mostrare magnificamente questi contrasti, anche se preferisco non considerare il solo colore come prova dell’impiego di un determinato metallo. L’illuminazione e lo stato della superficie influenzano ciò che vediamo.

Per il momento mi basta osservare il rapporto tra le diverse tonalità: freddo accanto a caldo, chiaro accanto a scuro, un centro più luminoso circondato da petali dalle sfumature discrete.

C’è già moltissimo da apprezzare prima ancora di identificare tutti i materiali.

Il piacere di osservare l’altro lato

Una delle cose che amo di più nello studio delle tsuba giapponesi è ricordarmi di dedicare attenzione a entrambe le facce.

È sorprendentemente facile affezionarsi a una fotografia e lasciare che diventi la nostra immagine dell’intero oggetto.

Con questo esemplare, osservare il secondo lato è particolarmente gratificante.

Ritroviamo lo stesso linguaggio floreale, ma i singoli fiori occupano posizioni differenti. Una corolla chiara diventa un nuovo punto focale. I fiori arrotondati si raccolgono in un’altra parte della composizione. Lo sguardo segue un percorso leggermente diverso.

Mi piace confrontare le due fotografie e notare dove si posa per prima la mia attenzione in ciascuna.

Nessuna delle due vedute mi racconta tutto.

Insieme, però, mi permettono di cogliere molto meglio la cura dedicata a questo oggetto.

Immaginare il lavoro, un petalo alla volta

Quando osservo i fiori dai petali così fittamente sovrapposti, penso spesso alla concentrazione necessaria per realizzare dettagli simili.

Ogni piccola forma deve rimanere abbastanza distinta da poter essere riconosciuta come un petalo. Allo stesso tempo, tutte queste forme devono comporre un fiore credibile.

E quel fiore deve poi trovare il proprio posto tra gli altri.

Cerco di seguire il passaggio dai petali esterni verso il centro. In alcuni punti il disegno diventa così compatto che devo rallentare lo sguardo per riuscire a seguirlo.

È proprio qui che trovo gran parte del piacere dell’osservazione.

Da lontano, il fiore offre un’impressione immediata. Da vicino, regala una successione di piccole scoperte.

Non ho bisogno di immaginare una scena precisa in una bottega né di inventare una storia sull’artigiano per apprezzare questo impegno. Il lavoro visibile mi offre già abbastanza su cui riflettere.

Una firma e altre domande

Su una delle facce compare un’iscrizione accanto all’apertura centrale.

È un altro dettaglio che suscita il mio interesse, in modo molto diverso dai fiori che lo circondano.

La mia attenzione passa dai petali arrotondati ai singoli tratti dei caratteri. Comincio a chiedermi chi ci sia dietro questo lavoro e quali informazioni potrebbe rivelare uno studio più approfondito.

Una firma è un punto di partenza per la ricerca. Leggerla, interpretarla e valutare un’attribuzione richiedono ciascuna un’attenta considerazione.

Mi piace che un oggetto possa offrire tanto un piacere visivo immediato quanto domande che richiedono molto più tempo per essere esplorate.

Possiamo goderci oggi la bellezza dei fiori e avere ancora qualcosa da imparare domani.

Perché torno sempre ai piccoli dettagli

C’è qualcosa di appagante in un oggetto capace di catturare la nostra attenzione senza essere grande.

Questa tsuba ha una forma complessiva ben definita, ma il suo carattere nasce da tante piccole scelte: la curvatura di un petalo, la posizione di un fiore chiaro, la quantità di fondo scuro lasciata visibile tra due corolle.

Più la osservo, più queste scelte diventano evidenti.

E a volte, dopo essermi concentrato su un singolo dettaglio, faccio un passo indietro e torno ad apprezzare l’intera composizione.

È un continuo passaggio tra il particolare e l’oggetto completo, di cui non mi stanco mai.

Un fiore mi invita ad avvicinarmi. I suoi petali trattengono la mia attenzione. L’altro lato mi dà un motivo per ricominciare.

Per me è proprio questo uno degli aspetti del fascino duraturo delle montature delle spade giapponesi: spesso c’è molto più da scoprire di quanto suggerisca il primo sguardo.

Eric
Supein Nihonto

Eric

Eric Majó

CEO di SupeinNihonto, commerciante e collezionista di arte e armi giapponesi antiche di Canillo, Andorra.

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