Nihontō (日本刀, «spada giapponese») è il termine collettivo usato per le lame del Giappone realizzate secondo metodi tradizionali. Non indica una sola forma e non è semplicemente sinonimo di katana. Tachi, katana, wakizashi, tantō e lame destinate ad alcune armi inastate possono rientrare tutti nell’ambito del nihontō. Ciò che li accomuna è una tradizione di materiali giapponesi, pratiche di forgiatura, trattamento termico, politura e conoscenza specialistica — non un’unica silhouette.
Una buona spada giapponese si legge contemporaneamente su più livelli. Il suo profilo documenta le esigenze e i gusti di un’epoca; la superficie forgiata riflette il trattamento dell’acciaio da parte del forgiatore; il filo temprato conserva il risultato della tempra; e il codolo può mantenere tracce di fabbricazione, modifica e proprietà. La lama è quindi arma, scultura, oggetto metallurgico e documento storico. Questa voce intende stabilire una base affidabile per studiare tutte e quattro le dimensioni.
Il nihontō in sintesi
| Giapponese | 日本刀 |
|---|---|
| Romanizzazione | Nihontō (scritto anche nihonto) |
| Significato | Spada giapponese; nell’uso specialistico, lama giapponese realizzata tradizionalmente |
| Forme principali | Tachi, katana, wakizashi, tantō; anche alcune lame di naginata e yari |
| Principali elementi esaminati | Sugata, jigane/jihada, hamon, bōshi, nakago, mei e stato di conservazione |
| Distinzione essenziale | La lama, il suo fodero da conservazione e la montatura completa sono oggetti collegati ma distinti |
Che cosa si qualifica come nihontō?
Nel giapponese comune, nihontō può significare spada giapponese in senso ampio. Nel collezionismo, nella conservazione e nella storia dell’arte, tuttavia, il termine indica normalmente le lame prodotte in Giappone all’interno del sistema artigianale tradizionale. Questa distinzione è importante perché una lama moderna prodotta in serie può riprodurre un profilo curvo e una linea di tempra simulata senza condividere la storia materiale o la qualità esecutiva di una spada forgiata tradizionalmente.
Non esiste un singolo criterio visivo in grado di autenticare ogni lama. La stessa costruzione tradizionale varia: i forgiatori selezionavano combinazioni diverse di acciai, impiegavano differenti strutture composite e operavano all’interno di tradizioni regionali mutevoli. Origine, lavorazione, codolo, documentazione e — nel Giappone moderno — registrazione legale devono essere considerati nei rispettivi contesti. «Sembra una katana» descrive un aspetto, non un’attribuzione.
La parola katana identifica un’importante forma di spada. Nihontō identifica l’ambito più ampio al quale tale forma appartiene.
Le forme principali
Nomi come tachi e katana sono utili, ma non devono essere ridotti alla sola lunghezza. Curvatura, proporzioni, costruzione del codolo, orientamento della firma, montatura e contesto storico possono tutti contribuire alla classificazione. Il Metropolitan Museum of Art descrive una katana come una lama curva lunga più di 60 centimetri, portata con il filo verso l’alto in una montatura di tipo uchigatana; è un’efficace definizione di partenza, non un sostituto dell’esame di una singola spada.2
| Forma | Descrizione generale | Modalità tipica di porto o impiego |
|---|---|---|
| Tachi (太刀) | Spada lunga e curva fortemente associata al guerriero medievale a cavallo; molte lame superstiti furono in seguito accorciate o rimontate. | Solitamente sospesa alla cintura con il filo verso il basso. |
| Katana / uchigatana (刀 / 打刀) | Forma di spada lunga divenuta particolarmente importante dal tardo periodo medievale in poi. | Infilata nella cintura con il filo verso l’alto. |
| Wakizashi (脇差) | Spada di accompagnamento più corta; dimensioni e terminologia cambiarono nei diversi periodi. | Portata nella cintura, spesso insieme a una katana durante il periodo Edo. |
| Tantō (短刀) | Lama delle dimensioni di un pugnale, prodotta in numerose forme e stili. | Portata in vari tipi di montatura a seconda del periodo e del contesto. |
| Naginata / yari (薙刀 / 槍) | Lame destinate ad armi inastate. Alcune naginata furono successivamente rimodellate e montate come spade (naginata-naoshi). | Montate su lunghe aste anziché portate come spade comuni. |
Il noto contrasto tra il tachi portato con il filo verso il basso e la katana portata con il filo verso l’alto aiuta anche a spiegare la posizione convenzionale delle firme: il lato rivolto verso l’esterno cambia nei due sistemi di montatura. Rimontaggi e accorciamenti complicano però le prove. Una lama forgiata come tachi può oggi sopravvivere in una montatura da katana, e i suoi attuali fornimenti possono essere più recenti dell’acciaio di diversi secoli.
Un quadro storico conciso
Gli studi sulla spada giapponese dividono spesso la produzione in grandi epoche tecnologiche e stilistiche. I confini riportati di seguito sono convenzionali, non assoluti: specialisti e pubblicazioni possono differire leggermente, e una data da sola non identifica mai una scuola o un forgiatore. La periodizzazione è utile perché offre un quadro nel quale confrontare i cambiamenti di forma, acciaio e tempra con la storia politica ed economica.
| Periodo | Intervallo approssimativo | Importanza storica |
|---|---|---|
| Jōkotō (上古刀) | Prima del 900 circa | Lame antiche, molte delle quali dritte, appartenenti a tradizioni precedenti al pieno sviluppo della spada giapponese curva. |
| Kotō (古刀) | ca. 900–1596 | «Spade antiche». Maturarono le grandi tradizioni regionali; tachi, tantō e in seguito uchigatana si svilupparono con il mutare delle modalità di guerra. |
| Shintō (新刀) | 1596–1781 | «Spade nuove». L’unificazione politica, il miglioramento dei trasporti e i centri urbani modificarono l’approvvigionamento dell’acciaio e gli spostamenti dei forgiatori. |
| Shinshintō (新々刀) | 1781–1876 | «Spade nuove-nuove». I forgiatori revivalisti studiarono e reinterpretarono consapevolmente gli stili precedenti. |
| Gendaitō / kindaitō (現代刀 / 近代刀) | Dal 1876; la terminologia varia | Produzione dell’età moderna, incluse le lame forgiate tradizionalmente in un contesto di profondi cambiamenti giuridici, militari e sociali. |
| Shinsakutō (新作刀) | Produzione contemporanea | Spade d’arte di nuova fabbricazione, realizzate da forgiatori autorizzati all’interno della tradizione artigianale vivente del Giappone. |
Dalle antiche lame dritte al tachi curvo
Il Giappone possedeva spade molto prima della comparsa del tachi classico. Gli esempi archeologici includono lame dritte e spade iscritte legate alla cultura politica del periodo Kofun. Entro la metà e la fine del periodo Heian si erano affermati tachi profondamente curvi dai profili eleganti. I celebri Mikazuki Munechika e Dōjigiri Yasutsuna del Museo Nazionale di Tokyo, entrambi designati Tesori Nazionali, dimostrano l’importanza culturale attribuita alle grandi opere antiche.5
Le tradizioni kotō e il Gokaden
La lunga epoca kotō comprende un’enorme varietà. La conoscenza specialistica organizza tradizionalmente gran parte della sua produzione attraverso il Gokaden, le Cinque Tradizioni: Yamashiro, Yamato, Bizen, Sōshū e Mino. Ogni nome rimanda a un ampio lignaggio associato a una provincia, ad approcci caratteristici e a numerose scuole — non a una formula rigida. Un’attribuzione Bizen, per esempio, richiede comunque attenzione al periodo, alla scuola e alla lavorazione individuale.
La guerra cambiò con l’espansione dei governi guerrieri provinciali, mentre le invasioni mongole misero alla prova le pratiche esistenti, gli eserciti crebbero e la fanteria divenne sempre più importante. Forme e dimensioni delle spade reagirono, ma non secondo una semplice successione in cui un’arma sostituiva immediatamente l’altra. I tachi continuarono a essere apprezzati, offerti ai santuari e rimontati; le lame più corte e gli uchigatana acquisirono rilievo in differenti contesti sociali e militari. La storia della spada giapponese è cumulativa.
Shintō, botteghe urbane e ordine Edo
L’inizio convenzionale del periodo shintō nel 1596 segue decenni di conflitto civile e l’unificazione politica del Giappone. Migliori reti di trasporto e la concentrazione dei committenti in città come Kyoto, Osaka ed Edo indebolirono il precedente legame tra acciaio locale e stile provinciale. I forgiatori viaggiarono, i lignaggi si mescolarono e i nuovi materiali disponibili favorirono interpretazioni inedite delle forme classiche.
Sotto il dominio Tokugawa, la coppia di spade lunga e corta nota come daishō divenne un segno visibile dello status dei samurai. Al tempo stesso, l’élite guerriera non era composta soltanto da combattenti: partecipava all’amministrazione, agli studi, alla poesia, alla cultura del tè e al mecenatismo artistico. Le collezioni museali considerano quindi spade, foderi laccati e fornimenti metallici come parte di una cultura materiale molto più ampia, anziché come armi isolate.3
Sconvolgimenti moderni e un’arte viva
Il divieto imposto nel 1876 dal governo Meiji di portare pubblicamente spade per la maggior parte degli ex samurai trasformò il contesto economico e sociale del mestiere. La successiva produzione militare, la distruzione e dispersione delle spade dopo la Seconda guerra mondiale e la regolamentazione postbellica introdussero ulteriori cesure. La Nihon Bijutsu Tōken Hozon Kyōkai (NBTHK) fu fondata nel 1948 in risposta al pericolo di perdite diffuse; la sua missione dichiarata comprende la conservazione delle spade d’arte e il sostegno alle tecniche di forgiatura, politura e montatura come beni culturali.7 I forgiatori contemporanei autorizzati continuano la tradizione, ma una data moderna non rende ogni lama militare o industriale in stile giapponese un gendaitō in senso specialistico.
Come viene realizzata una lama tradizionale
Nessuna sintesi può rappresentare ogni scuola o metodo costruttivo, ma le operazioni centrali spiegano perché la superficie di una lama polita sia così ricca di informazioni. La fabbricazione tradizionale non è il risultato di un unico, spettacolare colpo di martello. È una sequenza controllata di selezione dei materiali, saldatura a fuoco, sagomatura, trattamento termico e finitura specialistica.1
1. Selezione dell’acciaio e tamahagane
L’acciaio più strettamente associato alla fabbricazione delle spade giapponesi è il tamahagane, ottenuto da sabbia ferrifera in una fornace d’argilla chiamata tatara. Il blumo non è chimicamente uniforme. I suoi frammenti presentano diversi tenori di carbonio e impurità, quindi il forgiatore inizia valutandone frattura, colore e comportamento, raggruppandoli per usi differenti. Questo atto di selezione è importante quanto la successiva ripiegatura, che riceve maggiore attenzione nella divulgazione popolare.
2. Saldatura a fuoco e ripiegatura (kitae)
I frammenti selezionati vengono impilati, riscaldati e saldati a fuoco in un massello. Tagli, ripiegature e saldature ripetute contribuiscono a consolidare il materiale, distribuire il carbonio ed espellere alcune impurità. Il procedimento partecipa anche alla formazione della grana visibile dell’acciaio polito. Non è una gara per creare il maggior numero possibile di strati microscopici. Una lavorazione eccessiva può eliminare troppo carbonio, e la qualità di una lama non si calcola a partire da un numero sensazionale di strati.
3. Costruzione composita
Molte lame combinano acciai con proprietà diverse. Un modello spesso illustrato avvolge un nucleo più tenero e tenace (shingane) in un acciaio esterno relativamente duro (kawagane), equilibrando tenuta del filo e resilienza. Tuttavia, costruzioni denominate kobuse, sanmai e shihozume descrivono disposizioni differenti, e non tutte le lame furono assemblate nello stesso modo. Gli schemi compositi sono utili strumenti didattici soltanto se non vengono scambiati per un progetto universale.
4. Sagomatura e lama prima della tempra
Il forgiatore modella il massello nella forma di base della lama, o sunobe, imposta il filo, la cresta e la punta e perfeziona la geometria prima del trattamento termico. La curvatura visibile dopo la tempra dipende sia dalla preforma forgiata sia dalle tensioni del raffreddamento. È quindi fuorviante immaginare che una barra dritta «diventi semplicemente e automaticamente una katana» nell’acqua.
5. Rivestimento d’argilla, tempra e hamon
Prima dello yaki-ire, il forgiatore applica sulla lama una miscela a base d’argilla in spessori differenti. Quando l’acciaio riscaldato viene temprato, il filo esposto o rivestito più sottilmente si raffredda rapidamente e forma una zona martensitica molto dura; il corpo isolato si raffredda più lentamente e mantiene maggiore tenacità. Dopo la politura, la transizione diventa visibile come hamon. È un confine metallurgico determinato dal trattamento termico del forgiatore — non una linea dipinta, incisa all’acido o scolpita sulla lama.
6. Politura e collaborazione specialistica
Dopo che il forgiatore ha completato la lama, altri specialisti possono realizzare lo habaki, il fodero da conservazione e la montatura completa. Il politore tradizionale (togishi) fa molto più che rendere lucido l’acciaio: pietre successive definiscono e preservano la geometria, rivelando nel contempo la superficie forgiata e il filo temprato. Una cattiva politura può arrotondare la cresta, alterare la punta e cancellare indizi che non possono essere recuperati. Il nihontō finito si comprende quindi al meglio come il centro di un ecosistema artigianale collaborativo.
Come leggere una spada giapponese
L’apprezzamento della spada giapponese procede dall’insieme al particolare. L’osservatore legge prima la silhouette, poi l’acciaio forgiato e il filo temprato, infine la punta e il codolo. Nessuna caratteristica deve essere isolata dalle altre. Anche i materiali didattici del Museo Nazionale di Kyoto impostano l’osservazione su forma, iscrizione e motivo della lama, anziché sul solo impatto decorativo.6
| Elemento | Termine giapponese | Che cosa si esamina |
|---|---|---|
| Forma complessiva | Sugata (姿) | Lunghezza, curvatura, rastremazione, larghezza, posizione della cresta e proporzione della punta. |
| Lunghezza della lama | Nagasa (長さ) | Misurata in linea retta dall’intaglio sul dorso della lama alla punta — non seguendo la curvatura. |
| Curvatura | Sori (反り) | Profondità e posizione della curvatura, considerate insieme al profilo completo. |
| Superficie forgiata | Jigane / jihada (地鉄 / 地肌) | Colore, tessitura e motivi della grana come itame, mokume o masame. |
| Filo temprato | Hamon (刃文) | Motivo complessivo, carattere cristallino e attività interne — non semplicemente se sia dritto o irregolare. |
| Tempra sulla punta | Bōshi (帽子) | Il modo in cui il filo temprato prosegue nel kissaki e ritorna verso il dorso. |
| Codolo | Nakago (茎) | Forma, patina, estremità, segni di lima, fori per il perno, accorciamenti e iscrizioni. |
| Firma | Mei (銘) | Il nome, titolo, luogo o data dichiarati da un’iscrizione — sempre verificati rispetto alla lavorazione. |
Sugata: iniziare dalla silhouette
Prima di cercare un hamon spettacolare, osservate la lama a distanza di un braccio. La curvatura maggiore si trova vicino al codolo, al centro o è distribuita lungo la lunghezza? Quanto rapidamente si restringe la lama? La punta è compatta o allungata? La lama è stata accorciata? Questi rapporti possono suggerire un periodo e una forma originaria, mentre le modifiche possono spiegare perché le proporzioni attuali differiscano dal progetto iniziale.
Jigane e jihada: la struttura visibile dell’acciaio
La superficie polita può mostrare motivi paragonati a una grana diritta (masame), a venature fluide del legno (itame) o a una radica (mokume). Sono famiglie descrittive, non motivi stampati. Contano la scala, la regolarità, le attività associate e il rapporto con lo hamon. Il Museo Nazionale di Tokyo, per esempio, elogia il tachi Koryū Kagemitsu per l’eccezionale brillantezza sia della tessitura superficiale sia del motivo di tempra — un importante richiamo al fatto che la conoscenza specialistica ne valuta l’effetto congiunto.4
Hamon e bōshi: più di un contorno
Un hamon può essere sostanzialmente dritto (suguha) o irregolare (midare), con numerose varianti denominate. Gli specialisti studiano inoltre se la sua struttura sia dominata da finissimi cristalli di nioi o da cristalli di nie più grandi e visibili, e osservano attività come ashi, yō, kinsuji e sunagashi. Sulla punta, il bōshi viene valutato separatamente: forma, ritorno e stato possono essere decisivi per l’attribuzione e la conservazione.
Nakago e mei: indizi, non decorazione
Il codolo non polito può conservare la forma originale (ubu) o mostrare un accorciamento (suriage; se molto accorciato, ō-suriage). Una lama accorciata può perdere parte o tutta la firma e diventare mumei, priva di firma. Segni di lima (yasurime), fori per il perno e carattere della patina forniscono ulteriori indizi. L’ossidazione scura e stabile di un vecchio codolo non deve mai essere rimossa: pulirla distrugge informazioni storiche e può danneggiare gravemente sia l’attribuzione sia il valore.
Lama, shirasaya e koshirae
La lama è soltanto una componente dell’oggetto completo presente in una collezione. Uno shirasaya in legno semplice è un fodero con impugnatura destinato a proteggere la lama in un alloggiamento stabile e facilmente ispezionabile. Non ha guardia e non è una montatura da combattimento. Il piccolo collare in lega di rame inserito alla base della lama è lo habaki; assicura il corretto posizionamento della lama nel fodero.
Una montatura completa è chiamata koshirae. Può comprendere il fodero laccato (saya), l’anima e l’avvolgimento dell’impugnatura (tsuka e tsukamaki), la guardia (tsuba), collare e pomo (fuchi-kashira), ornamenti dell’impugnatura (menuki) e altri fornimenti. Questi componenti costituiscono ambiti di studio autonomi della metallistica e della lacca. I musei espongono abitualmente lame e fornimenti insieme, ma li catalogano separatamente perché autori e date non devono necessariamente coincidere.5
Una pregevole lama medievale può avere una montatura cerimoniale del periodo Edo e uno shirasaya moderno, ciascuno pertinente a un diverso capitolo della sua vita. Le montature successive non sono automaticamente ingannevoli o inferiori; il requisito essenziale è una descrizione accurata. Sostenere che ogni componente sia rimasto insieme «fin dall’epoca dei samurai» richiede provenienza, non entusiasmo.
Autenticazione, attribuzione e certificati
L’autenticazione inizia dalla lavorazione, non dall’iscrizione. Una firma autentica dovrebbe concordare con il periodo, la forma, l’acciaio, lo hamon, lo stile d’incisione e gli esempi documentati del forgiatore. Le firme false o aggiunte (gimei) sono abbastanza comuni perché un nome celebre sul codolo debba essere considerato un’affermazione da verificare. Al contrario, una lama priva di firma o accorciata può comunque essere un’opera importante quando le sue caratteristiche sostengono una solida attribuzione.
Il kantei tradizionale è il confronto metodico di una lama con le caratteristiche di periodo, tradizione, scuola e autore. Non è intuizione e non può essere sostituito dal confronto con una sola fotografia di hamon trovata online. Fotografie di alta qualità possono sostenere uno studio preliminare, ma una valutazione seria richiede la lama in mano, una luce corretta, una politura adeguata e un esaminatore esperto della tradizione pertinente.
I certificati rilasciati dopo l’esame specialistico sono comunemente chiamati papers. L’attuale sistema di esame della NBTHK comprende le categorie Hozon e Tokubetsu Hozon, con processi di selezione separati per i livelli superiori. Un certificato registra il parere dell’organizzazione in un dato momento; deve essere letto con precisione, abbinato alla lama tramite misure e caratteristiche identificative e conservato insieme a ogni documentazione precedente. Un certificato di registrazione giapponese (tōrokushō) svolge una funzione di registrazione legale in Giappone e non è, di per sé, un certificato di autenticità o qualità.
Lista di controllo responsabile prima dell’acquisto
- Leggete l’attribuzione così come è formulata: forgiatore nominato, scuola, tradizione o periodo non sono affermazioni equivalenti.
- Abbinate il certificato alla lama utilizzando nagasa, sori, forma del nakago, fori per i perni e iscrizioni.
- Richiedete fotografie a figura intera di entrambi i lati, del kissaki, dello hamon, della superficie e dell’intero nakago.
- Chiedete se la lama è ubu, suriage o ō-suriage e se il mei è firmato, attribuito o giudicato gimei.
- Separate descrizione e datazione della lama da quelle del koshirae e dei singoli fornimenti.
- Documentate provenienza, storia dei restauri, documenti di esportazione e ogni certificato allegato.
- Ottenete un parere indipendente quando lo stato o l’attribuzione incidono sostanzialmente sull’acquisto.
Stato di conservazione: la bellezza dipende dalla tutela
Un nome prestigioso non può annullare gravi problemi di conservazione. La valutazione considera se la geometria originale sia sopravvissuta, se ripetute politure abbiano reso la lama «stanca», se il filo temprato rimanga integro e se i difetti minaccino l’integrità strutturale. Aperture nell’acciaio (ware), bolle (fukure), scheggiature e perdite di tempra variano molto per gravità e posizione. Una crepa che si estende dal filo (hagire) è un difetto particolarmente grave.
Il linguaggio relativo allo stato deve quindi essere specifico. «Per la sua età» non è una diagnosi; «qualità museale» non è un grado tecnico. La stessa caratteristica può essere accettabile in un contesto storico e dannosa in un altro. Solo uno specialista qualificato dovrebbe stabilire se una lama possa beneficiare in sicurezza di un restauro, perché la politura rimuove acciaio e ogni intervento modifica permanentemente l’oggetto.
Manipolazione e conservazione
La conservazione inizia facendo meno. Non toccate una lama polita a mani nude: sali e umidità possono macchiare la superficie. Orientate il filo in sicurezza, sostenete separatamente lama e montature quando le disassemblate ed evitate che i fornimenti metallici urtino l’acciaio. Un ambiente pulito e stabile vale più di una frequente manutenzione amatoriale.
- Non pulite mai il nakago. La sua patina e i segni di lima sono testimonianze.
- Non usate mai carta abrasiva, prodotti per lucidare i metalli, sistemi di affilatura o abrasivi domestici.
- Non tentate di «far emergere» lo hamon con l’acido. Ciò altera la superficie e può nascondere, invece di rivelare, la lavorazione.
- Conservate la lama asciutta e stabile. Evitate rapidi cambiamenti di umidità, cantine umide e vetrine surriscaldate.
- Usate un alloggiamento appropriato. Uno shirasaya integro protegge la lama; un fodero danneggiato o contaminato può graffiarla.
- Consultate uno specialista prima di oliare. Le esigenze dipendono da clima, stato, politura e conservazione; un eccesso di olio vecchio può trattenere detriti.
- Affidate la politura soltanto a un togishi adeguatamente formato. L’affilatura cosmetica e la politura tradizionale della spada sono operazioni completamente diverse.
Una conservazione responsabile tutela anche la documentazione. Fotografate la lama e il codolo, conservate vecchie etichette e scatole e mantenete le traduzioni insieme ai certificati originali anziché sostituirli. Un’iscrizione incerta documentata oggi può acquisire significato con il progredire della ricerca; una prova eliminata oggi non potrà essere ricostruita in futuro.
Perché i nihontō sono importanti
L’importanza della spada giapponese non dipende da affermazioni romantiche secondo cui sarebbe stata un’arma soprannaturale o sempre l’arma principale del samurai. I primi guerrieri facevano grande affidamento sul tiro con l’arco e sull’equitazione, e il ruolo militare della spada cambiò ripetutamente.3 Il suo significato più profondo risiede nella sopravvivenza di testimonianze materiali: tecnologie regionali, firme e date, forme di committenza, offerte ai santuari, doni, eredità, rimontaggi e conservazione moderna sono tutti documentati nelle lame e negli oggetti associati.
Ai massimi livelli, utilità e bellezza non possono essere separate. Curvatura, rastremazione e punta determinano la silhouette; la forgiatura conferisce profondità alla superficie; la tempra crea sia un filo funzionale sia lo hamon; la politura rivela il risultato senza aggiungerlo. Questa integrazione spiega perché i musei nazionali cataloghino le spade eccezionali come importanti opere d’arte applicata e perché singole lame possano essere designate Tesori Nazionali.4
Studiare seriamente il nihontō significa quindi sostituire l’immagine generica della «katana» con l’osservazione ravvicinata. Non ci si chiede se una spada assomigli a un’icona familiare, ma che cosa rivelino proporzioni, acciaio, tempra, codolo, montatura, stato e documentazione. Questo passaggio dal riconoscimento alla prova è l’inizio della conoscenza specialistica.
Termini chiave
| Termine | Definizione operativa |
|---|---|
| Hamon (刃文) | La struttura visibile associata al filo sottoposto a tempra differenziata. |
| Jihada (地肌) | La grana o tessitura visibile della superficie forgiata della lama. |
| Koshirae (拵) | La montatura funzionale e decorativa completa di una spada. |
| Mei (銘) | Un’iscrizione sul codolo, che spesso indica un forgiatore e talvolta un luogo o una data. |
| Nakago (茎) | Il codolo non polito inserito nell’impugnatura. |
| Shirasaya (白鞘) | Un semplice fodero con impugnatura in legno destinato alla conservazione, non una montatura da combattimento. |
| Sugata (姿) | La forma complessiva e le proporzioni della lama. |
| Yaki-ire (焼入れ) | L’operazione di indurimento nella quale la lama riscaldata viene temprata. |
Riferimenti e letture di approfondimento
- The Metropolitan Museum of Art. «The Japanese Blade: Technology and Manufacture». Panoramica tecnica su tamahagane, forgiatura, costruzione composita, tempra differenziata e politura.
- The Metropolitan Museum of Art. «Blade and Mounting for a Sword (Katana)». Scheda di collezione e definizione concisa della forma katana.
- The Metropolitan Museum of Art. «Samurai». Panoramica storica della classe guerriera e dei suoi ruoli militari, politici e culturali.
- Museo Nazionale di Tokyo. «Blade for a Long Sword (Tachi), Named Koryū Kagemitsu». Scheda di collezione di un Tesoro Nazionale.
- Museo Nazionale di Tokyo. «Swords and Sword-fittings». Presentazione museale di lame, foderi e fornimenti dal periodo Heian al periodo Edo.
- Museo Nazionale di Kyoto. «Educational Guides and Worksheets: Key Points for Viewing Japanese Swords».
- Nihon Bijutsu Tōken Hozon Kyōkai / The Japanese Sword Museum. «NBTHK: About Us». Storia dell’istituzione, missione di conservazione e informazioni attuali sullo shinsa.
- Nagayama, Kōkan. The Connoisseur’s Book of Japanese Swords. Tokyo: Kodansha International, 1997.
- Sato, Kanzan. The Japanese Sword: A Comprehensive Guide. Tokyo: Kodansha International, 1983.
- Kapp, Leon; Kapp, Hiroko; e Yoshihara, Yoshindo. The Craft of the Japanese Sword. Tokyo: Kodansha International, 1987.
Nota editoriale
I confini dei periodi e la romanizzazione possono variare tra le tradizioni accademiche. Questa voce adotta convenzioni italiane ampiamente accettate ed è stata verificata sulla base di fonti museali e istituzionali il 22 agosto 2026. È un riferimento educativo, non un certificato di autenticità, un parere legale o un sostituto dell’esame fisico da parte di uno specialista qualificato di spade giapponesi.